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Studi di settore e parametri – periodo di imposta 2017
Venerdì, 20 Luglio , 2018
Con la circolare n. 14/E del 6 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’applicazione degli studi di settore e dei parametri per il periodo d’imposta 2017. Tale annualità sarà l’ultima alla quale gli studi potranno essere applicati, poi entreranno in vigore gli Isa cioè i nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale. Il documento ricorda che la legge di Bilancio 2018 ha prorogato al 2018 l’applicazione degli Isa introdotti originalmente dal dl 50/2017 a partire dal periodo d’imposta 2017. La circolare osserva che tutti i 193 studi in vigore per il periodo d’imposta 2016 sono stati aggiornati per consentirne una corretta applicazione anche al periodo d’imposta 2017. Tale aggiornamento ha riguardato anche i parametri. Il Mef, con il decreto del 23 marzo 2018, ha approvato, per il periodo d’imposta 2017, cinque specifici indicatori territoriali per tenere conto del luogo in cui viene svolta l’attività economica e dei correttivi (di cassa) per le imprese minori in contabilità semplificata. Sul punto la circolare ricorda che questi correttivi si applicano solo per i contribuenti in regime d’impresa in contabilità semplificata, ad esclusione di quelli che hanno optato per l’applicazione del regime del registrato ai fini Iva. Gli interventi correttivi di cassa servono per tenere conto del passaggio dal regime contabile basato sul principio di competenza a quello improntato alla cassa. I correttivi ‘di cassa’ si sono resi necessari per tenere conto delle nuove regole di determinazione della base imponibile Irpef e Irap e consentire la corretta applicazione degli studi di settore ai contribuenti minori in regime di contabilità semplificata. Al fine di consentire la corretta applicazione degli studi di settore ai contribuenti minori è stata elaborata una metodologia, in relazione al solo periodo d’imposta 2017 che prevede l’obbligo di dichiarare nel modello degli studi di settore il valore delle rimanenze finali di magazzino. Per quanto concerne il valore da attribuire alle rimanenze finali, la circolare ricorda che andrà indicato il valore effettivo delle merci presenti in magazzino al 31 dicembre 2017. Si tratta di un dato da determinarsi in via extracontabile, che attiene all’effettiva consistenza del magazzino a fine 2017, indipendentemente dall’avvenuta manifestazione finanziaria del costo. Sempre in relazione alle novità riguardanti i dati contabili degli studi di settore per le imprese in semplificata in regime di cassa la circolare richiama l’attenzione sulla necessità di compilare i righi da F42 a F44. Ciò a vantaggio del contribuente perché dovrebbe contribuire ad abbassare la stima di Gerico. Non dovranno, invece, compilare i righi da F42 a F44, ma solo barrare il rigo F41 i contribuenti in semplificata che hanno optato per il regime del registrato. Con riferimento al regime premiale la circolare conferma che per il periodo d’imposta 2017 trovano applicazione i medesimi criteri applicati per le annualità 2014, 2015 e 2016. In particolare, con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 1°giugno 2018, è stato disciplinato l’accesso al regime premiale, per il solo periodo di imposta 2017, per 155 studi di settore.
(Vedi circolare n. 14 del 2018)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni in riduzione dei versamenti da effettuarsi tramite F24 in favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti localizzati nelle Zfu
Venerdì, 20 Luglio , 2018
Con la risoluzione n. 55/E del 12 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione delle agevolazioni in riduzione dei versamenti da effettuarsi, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997 n. 241, tramite modello F24, in favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti localizzati nelle zone franche urbane di cui alla delibera CIPE n. 14 dell’8 maggio 2009, non comprese nell’ex obiettivo Convergenza.
(Vedi risoluzione n. 55 del 2018)

Imposta di bollo sull’istanza per occupazione di suolo pubblico finalizzata alla raccolta firme a sostegno di referendum, iniziative legislative popolari, petizioni ed istanze
Venerdì, 20 Luglio , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 18 luglio 2018, chiarisce che le richieste di occupazione del suolo pubblico e le relative autorizzazioni rilasciate dai Comuni per la raccolta di firme possono essere esentate dal pagamento dell’imposta di bollo. A tal fine è tuttavia necessario che: siano finalizzate a sottoscrivere petizioni alle Camere, al Parlamento europeo, ai consigli regionali e delle province autonome e ai consigli degli enti locali; siano rivolte a promuovere la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare o di referendum. Le richieste di autorizzazione, finalizzate ad iniziative diverse da quelle sopra descritte sono soggette all’imposta di bollo nella misura di euro 16,00. Per l’applicazione dell’agevolazione rileva esclusivamente la circostanza che le richieste di occupazione del suolo pubblico e le relative autorizzazioni comunali siano riconducibili all’esercizio dei diritti elettorali come sopra individuati e alle condizioni espresse.
(Vedi risoluzione n. 56 del 2018)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute in relazione alla registrazione degli atti dell’autorità giudiziaria richieste dall’Agenzia delle Entrate. Ridenominazione dei codici tributo istituiti con la risoluzione n. 16/E/2016
Venerdì, 20 Luglio , 2018
Per consentire il versamento, tramite modello F24, di tutte le somme dovute in relazione alla registrazione degli atti dell’autorità giudiziaria richiesti dagli uffici del fisco, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 18 luglio 2018, ha istituito il codice tributo ‘AAGG’ denominato ‘Registrazione atti giudiziari – somme liquidate dall’ufficio’. Il versamento di tali somme può essere effettuato utilizzando il modello precompilato disponibile sul sito internet delle Entrate e allegato all’avviso di liquidazione emesso dall’ufficio. Qualora il contribuente intenda versare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto, può utilizzare i nuovi codici tributo ‘A196’ e ‘A197’ nonché i codici tributo istituiti per altre imposte dalla risoluzione n. 16/E72016 appositamente ridenominati dal presente documento di prassi amministrativa. Le spese di notifica relative agli avvisi di liquidazione emessi dagli uffici sono versate con il codice tributo ‘9400 – spese di notifica per atti impositivi’.
(Vedi risoluzione n. 57 del 2018)

Residenza fiscale all’estero prima dell’impatrio per i soggetti di cui all’art. 16, comma 2, del Dlgs 147/2015
Venerdì, 13 Luglio , 2018
L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 51/E del 6 luglio 2018 al regime speciale per i lavoratori impatriati disciplinato dall’articolo 16 del Dlgs n. 147/2015. Scopo del provvedimento è incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni. L’incentivo fiscale previsto rende imponibile nella misura del 50% il reddito prodotto in Italia dai soggetti che vi trasferiscono la residenza. L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui il soggetto si trasferisce in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi. Le condizioni per accedere all’incentivo prevedono il possesso di un titolo di laurea e l’aver svolto continuativamente attività lavorativa all’estero negli ultimi 2 anni oppure, aver eseguito attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post laurea. Per accedere al regime agevolativo è necessaria la residenza all’estero per almeno due periodi di imposta. E’ bene ricordare che si considerano residenti in Italia le persone fisiche che per almeno 183 giorni sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza. Nel caso prospettato sussistono le condizioni per l’applicazione del regime speciale in quanto il soggetto interessato è cittadino dell’Unione europea, è in possesso di un titolo di laurea e ha svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente fuori dall’Italia per almeno 24 mesi.
(Vedi risoluzione n. 51 del 2018)

Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – ridenominazione e soppressione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza dell’Ente
Venerdì, 13 Luglio , 2018
Con la risoluzione n. 52/E del 9 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate ha ridenominato e soppresso gran parte delle causali contributo per il versamento, tramite modello F24, dei contributi di spettanza dell’Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati. Le causali contributo ‘E069’ ed ‘E070’ sono state ridenominate rispettivamente ‘EPPI – Capitale e/o spese legali – art. 8, c. 4 e 6, Regolamento per l’attuazione delle attività di previdenza’ e ‘EPPI – Interessi di mora e sanzioni e/o spese legali – art. 8, c.. 5 e 6, Regolamento per l’attuazione delle attività di previdenza’. Le causali contributo ‘E066’, ‘E067’ , ‘E068’ ed ‘E071’ sono soppresse a decorrere dal 18 luglio 2018.
(Vedi risoluzione n. 52 del 2018)

Ente Bilaterale UNCI-Confsal – sospensione della causale contributo ‘EBUC’
Venerdì, 13 Luglio , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E del 9 luglio 2018, rende noto che a partire dal 18 luglio 2018 non sarà più possibile l’utilizzo della causale contributo ‘EBUC’ nel modello F24 per il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale UNCI-Confsal. Ciò, in quanto l’Inps con la nota protocollo dell’11 giugno 2018 ne ha chiesto la sospensione.
(Vedi risoluzione n. 53 del 2018)

Iva – Chiarimenti sulle modalità di presentazione delle istanze di interpello finalizzate alla esclusione o alla inclusione di soggetti passivi d’imposta in un Gruppo Iva
Venerdì, 13 Luglio , 2018
La partecipazione di più soggetti passivi d’imposta ad un Gruppo Iva richiede la coesistenza tra gli stessi di vincoli finanziari, economici ed organizzativi. Sono escluse dal perimetro del Gruppo Iva le società per le quali il vincolo finanziario è stato acquisito nell’ambito di operazioni di conversione di crediti in partecipazione, poste in essere con finalità conservative e non sulla base di specifiche scelte d’investimento. Per dimostrare la insussistenza del vincolo economico o di quello organizzativo tra soggetti passivi d’imposta presunto in presenza di quello finanziario, o per dimostrare la ricorrenza di quello economico presunto insussistente per i soggetti per i quali il vincolo finanziario è stabilito in dipendenza di operazioni di conversione di crediti in partecipazioni, è prevista la presentazione all’Agenzia delle Entrate di apposita istanza di interpello. Alla presentazione dell’istanza di interpello l’Agenzia fornisce risposta nel termine di 120 giorni. Si pone il problema di verificare se debba ritenersi ammissibile la presentazione dell’interpello anche nel periodo anteriore alla costituzione del Gruppo Iva. Con la risoluzione n. 54/E del 10 luglio 2018 l’Agenzia delle Entrate ritiene che il previo esercizio dell’opzione per la costituzione del Gruppo Iva non costituisca condizione per la valida presentazione degli interpelli. La inammissibilità di istanze antecedenti la formazione di un soggetto passivo d’imposta unico determinerebbe, infatti, la inclusione nel Gruppo Iva di soggetti passivi privi dei requisiti già al momento della opzione. La legittimazione alla presentazione delle istanze di interpello è riconosciuta sia al soggetto passivo d’imposta rispetto al quale si voglia dimostrare la insussistenza del vincolo economico o di quello organizzativo o la sussistenza di quello economico, sia al rappresentante del Gruppo Iva costituendo o costituito. Questo nonostante la legge preveda il ricorso allo strumento dell’interpello solo per ottenere risposte riguardanti casi concreti e personali. Dunque le risposte fornite dal fisco alle istanze di interpello sono suscettibili di incidere sul Gruppo considerato nel suo complesso. Per la regolare presentazione dell’interpello è richiesta la sottoscrizione sia del rappresentante del Gruppo Iva costituito o del futuro rappresentante del Gruppo Iva costituendo, sia del membro di cui si vuole provare il difetto o il possesso di un requisito di partecipazione. La presentazione dell’istanza di interpello da parte del futuro rappresentante non obbliga quest’ultimo all’esercizio dell’opzione di costituzione del Gruppo Iva. Per agevolare valutazioni complessive si ammette la presentazione di un’unica istanza per la espunzione di più soggetti passivi d’imposta da uno stesso Gruppo Iva o per la inclusione nel medesimo. Le istanze ad oggetto plurimo andranno sottoscritte, oltre che dal rappresentante del Gruppo Iva, da ciascuno dei membri rispetto ai quali si voglia fornire prova contraria alla operatività delle presunzioni.
(Vedi risoluzione n. 54 del 2018)

Credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo
Venerdì, 29 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 46/E del 22 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde all’interpello formulato da una società in merito all’ambito applicativo del credito di imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo. L’oggetto sociale della società è quello di sostenere le attività volte all’organizzazione di manifestazioni fieristiche e di attività congressuali finalizzate alla diffusione e alla conoscenza di beni e servizi, nonché alla loro commercializzazione. Il progetto di ricerca e sviluppo si articola nella realizzazione di software, di servizi web, app e di impianti tecnologici, destinati a supportare l’intero processo di produzione fieristica. L’istante chiede se le attività descritte siano ammissibili al credito di imposta R&S. L’Amministrazione finanziaria per rispondere ha interpellato il Ministero dello Sviluppo Economico tenendo conto degli investimenti effettuati dalla società il cui programma di riorganizzazione aziendale era improntato in una logica di smart factory. Obiettivo degli investimenti era quello di integrare la catena logistica di produzione della fiera includendo tutti i processi relativi a visitatori, espositori e fornitori in una prospettiva di aumenti di efficacia e di efficienza nonché quello di avvicinare i servizi alle persone creando servizi innovativi attraverso l’Internet of Things. Parliamo, in sostanza, di una serie di tecnologie già disponibili e ampiamente diffuse tese ad accompagnare e realizzare la trasformazione tecnologica e la digitalizzazione dei processi produttivi secondo il paradigma ‘Industria 4.0’. Il Ministero interpellato ha escluso che gli investimenti posti in essere dalla società possano qualificarsi come attività di ricerca e sviluppo perché mancherebbe sia il requisito della novità che quello del rischio finanziario. Per il Ministero le attività poste in essere dalla società costituiscono ordinarie attività realizzative di un programma di investimenti in capitale fisso, cioè investimenti in beni strumentali impiegati nella realizzazione delle attività caratteristiche dell’impresa. Le considerazioni espresse valgono anche per gli investimenti in acquisizione di licenze di software e sviluppi di software.
(Vedi risoluzione n. 46 del 2018)

Opzione Iri per l’anno d’imposta 2017 – slittamento termini di applicazione regime – versamento carente acconti Irpef
Venerdì, 29 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 47/E del 22 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde ad un interpello in cui il rappresentante legale di una società chiedeva chiarimenti in merito alle modalità di versamento degli acconti Irpef per coloro che già dal 2017 hanno optato per l’assoggettamento all’Iri (Imposta sul reddito d’impresa) in luogo del regime di trasparenza fiscale. Il nuovo regime prevede che il reddito d’impresa prodotto dalle imprese individuali, dalle società di persone e dalle società a responsabilità limitata a ristretta base sociale, non concorra alla formazione del reddito complessivo dei soci – secondo il criterio generale di tassazione per trasparenza previsto per i soggetti Irpef – ma venga assoggettato a tassazione separata con la medesima aliquota prevista per i soggetti Ires (24%), nella misura in cui lo stesso rimanga nel circuito aziendale. La tassazione è invece operata ordinariamente se gli utili prodotti o precedentemente reinvestiti sono prelevati dall’imprenditore o distribuiti ai soci. La legge 205/2017 ha tuttavia rinviato il debutto dell’Iri al 1°gennaio 2018. L’istante, che aveva effettuato l’opzione e calcolato gli acconti dovuti per il 2017 su base previsionale, si è trovato, di fatto, ad aver versato acconti in misura insufficiente. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che laddove il versamento risulti insufficiente solo per effetto dello slittamento dell’applicazione dell’Iri, non è contestabile la sanzione per carente versamento.
(Vedi risoluzione n. 47 del 2018)

Nuovo codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef ai sensi dell’art. 24-bis del Tuir
Venerdì, 29 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 44/E dell’11 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ dell’imposta sostitutiva dell’Irpef sui redditi prodotti all’estero delle persone fisiche che hanno deciso di trasferire la propria residenza fiscale da un Paese estero in Italia. E’ bene ricordare che l’imposta è dovuta nella misura forfettaria di centomila euro per ogni anno d’imposta in cui è valida l’opzione; l’importo è ridotto a venticinquemila euro per ciascun familiare del contribuente che esercita l’opzione, nel caso in cui l’opzione sia estesa anche a tali soggetti. Il nuovo codice tributo è ‘NRPP’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef – Nuovi Residenti – art. 24-bis, comma 2, del Tuir’.
(Vedi risoluzione n. 44 del 2018)

Nuovi codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni a favore delle imprese e dei soggetti localizzati nelle Zfu dei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici
Venerdì, 29 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 45/E del 19 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione delle agevolazioni a favore delle imprese e dei titolari di reddito di lavoro autonomo localizzati nella zona franca urbana dei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016. Le agevolazioni spettano anche ai soggetti che hanno la sede principale o l’unità locale nei comuni delle regioni indicate che dal 1°novembre 2016 al 28 febbraio 2017 hanno subito una riduzione del fatturato almeno pari al 25% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Per i titolari di imprese individuali o di imprese familiari che hanno subìto una riduzione del fatturato almeno pari al 25% nel periodo dal 1°settembre 2016 al 31 dicembre 2016, rispetto al corrispondente periodo dell’anno 2015, le agevolazioni sono riconosciute con riguardo ai contributi previdenziali e assistenziali con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica. I nuovi codici tributi sono: ‘Z149’ – denominato ‘ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti’; e ‘Z150’ – denominato ‘ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese individuali e familiari per riduzione versamenti’ .
(Vedi risoluzione n. 45 del 2018)

Disposizioni in materia di collaborazione volontaria per l’emersione di redditi prodotti all’estero. Indicazioni operative.
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Con la circolare n. 12/E del 13 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce le prime indicazioni operative per accedere alla nuova forma di collaborazione volontaria, disciplinata dall’art. 5-septies del decreto-legge n. 148/2017. Si tratta della procedura dedicata e riservata ai contribuenti residenti fiscalmente in Italia, rientrati dopo aver svolto in via continuativa un’attività di lavoro dipendente o autonomo all’estero, in quanto in precedenza iscritti all’Aire o frontalieri. La norma consente di regolarizzare le attività depositate e le somme detenute all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. Questa mini-voluntary presenta regole profondamente diverse dall’istituto della collaborazione volontaria previsto dalla legge n. 186/2014. Il documento di prassi amministrativa intende fornire le indicazioni operative per accedere a questa procedura i cui termini scadono il 31 luglio 2018.

Il legislatore ha chiarito che possono essere regolarizzate le ‘attività depositate’ e le ‘somme detenute su conti correnti e sui libretti di risparmio’ all’estero alla data del 6 dicembre 2017 per le quali sussistono gli obblighi di monitoraggio fiscale. Per individuare le attività oggetto di regolarizzazione si può fare riferimento alle istruzioni di compilazione del quadro RW dei modelli dichiarativi dei redditi delle persone fisiche. L’accesso alla procedura è consentito se, alla data del 6 dicembre 2017, il contribuente abbia ancora in essere con l’intermediario il rapporto finanziario relativo alle attività e alle somme da regolarizzare. Non rientrano quindi nell’ambito della procedura le attività di cui ai rapporti chiusi prima di tale data né quelle attività detenute in uno Stato estero diverso da quello di origine del reddito di lavoro autonomo o dipendente. La procedura non è utilizzabile per gli immobili. Anche i redditi di carattere immobiliare e l’Ivie non possono godere dei benefici della mini-voluntary, mentre le somme derivanti dalla vendita degli immobili sono ammesse. Risultano regolarizzabili anche tutte le violazioni reddituali connesse alle attività finanziarie relative alle annualità per le quali vi sia una violazione del monitoraggio fiscale. Anche l’Ivafe deve essere necessariamente ricompresa nell’ambito della procedura.

La mini-voluntary non può trovare applicazione per le somme e le attività già oggetto di voluntary. Tuttavia il documento chiarisce che il mancato perfezionamento della procedura in presenza di cause di inammissibilità, o in caso di improcedibilità non può avere l’effetto di precludere l’accesso alla procedura in esame. Sono invece escluse dalla procedura le attività già oggetto di voluntary disclosure non perfezionatasi per mancato pagamento delle somme risultanti dall’invito all’adesione nei 15 giorni antecedenti la data fissata per il contraddittorio e/o in caso di mancata adesione, nonché nell’ipotesi di mancato versamento delle somme dovute in base agli atti di cui il contribuente istante era destinatario o che aveva sottoscritto. Per tale ipotesi il legislatore ha previsto una specifica disciplina applicabile ad entrambe le edizioni della voluntary disclosure, in base alla quale l’Agenzia notifica, anche in deroga agli ordinari termini per l’accertamento e per la notifica dell’atto di contestazione, un avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione con la rideterminazione delle sanzioni entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di notificazione dell’invito a comparire nel caso di accertamento con adesione o a quello di redazione dell’atto di adesione o di notificazione dell’atto di contestazione. L’accesso alla mini-voluntary è esclusa se il contribuente ha ricevuto la notifica di avvisi di accertamento o atti di contestazione inerenti le attività e le annualità da regolarizzare. Tra le cause di inammissibilità non rientrano, invece, la notifica di inviti, richieste e questionari né gli inviti al contraddittorio o la consegna di un pvc. Inoltre, non costituiscono cause di inammissibilità le comunicazioni derivanti dalla liquidazione automatizzata e dal controllo formale delle dichiarazioni.

I soggetti autorizzati ad accedere alla mini-voluntary sono le persone fisiche che sono state residenti all’estero e iscritte all’Aire e sono rientrati in Italia. Parimenti interessati gli ex frontalieri che abbiano prestato la propria attività lavorativa, in via continuativa, all’estero. Per accedere alla procedura basta che i presupposti soggettivi e oggettivi si siano verificati per almeno un periodo di imposta potenzialmente regolarizzabile. Non è necessario che gli obblighi di monitoraggio debbano necessariamente essere assolti dal soggetto interessato alla data di entrata in vigore della legge. Alla procedura di regolarizzazione possono accedere anche gli eredi delle categorie di soggetti sopra evidenziati.

La procedura di regolarizzazione riguarda i periodi di imposta per i quali, alla data di presentazione della richiesta, non sono decaduti i termini per la contestazione e per l’accertamento delle violazioni oggetto della procedura. In via ordinaria vi rientrano le violazioni commesse per i periodi di imposta dal 2012 al 2016 e le eventuali violazioni dichiarative ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’Ivafe, commesse per i periodi di imposta dal 2013 al 2016, mentre in caso di omessa presentazione della dichiarazione possono essere regolarizzate anche le violazioni della medesima specie commesse per il periodo d’imposta 2012.

Come anticipato, per accedere alla procedura il contribuente deve presentare, per via telematica, l’istanza entro il 31 luglio 2018, utilizzando il modello approvato con il provvedimento del 1° giugno 2018. La domanda si considera presentata nel momento in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è costituita dalla comunicazione della stessa Agenzia attestante l’avvenuta ricezione. Con un’istanza integrativa, da presentare sempre entro il 31 luglio 2018, il contribuente può rettificare o integrare una richiesta già presentata.

La richiesta di accesso alla procedura deve essere corredata da una relazione di accompagnamento, anch’essa da trasmettere entro il 31 luglio 2018. La relazione deve indicare:
• L’ammontare delle attività finanziarie depositate e delle somme detenute oggetto di regolarizzazione e i dati rilevanti per la loro determinazione;
• L’ammontare dei redditi di lavoro dipendente e/o autonomo prodotti all’estero;
• Il corrispettivo della vendita dei beni immobili posseduti nello Stato estero di prestazione della propria attività lavorativa in via continuativa;
• Il valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 ovvero, nel caso in cui il suddetto valore sia a tale data pari a zero o negativo, al 31 dicembre dell’anno immediatamente precedente al 2016 con valore e giacenza superiori a zero;
• L’individuazione degli eventuali maggiori imponibili, rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e/o dell’Ivafe, in relazione ai quali sono state commesse violazioni dichiarative da regolarizzare con la procedura.

La procedura si perfeziona con il versamento del 3%, a titolo di imposte, sanzioni ed interessi, del valore delle attività e della giacenza al 31 dicembre 2016 delle somme oggetto di regolarizzazione. Il versamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2018, oppure ripartito in tre rate mensili di pari importo; in tal caso, il pagamento della prima rata deve essere effettuato comunque entro il 30 settembre 2018 e le successive rate saranno maggiorate di un importo a titolo di interessi, calcolato al saggio legale attualmente in vigore pari allo 0,3% annuo.
Ai fini del versamento non è possibile avvalersi della compensazione.
(Vedi circolare n. 12 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di imposte, sanzioni ed interessi ai fini della regolarizzazione delle attività depositate e delle somme detenute all’estero
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Per consentire il versamento, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE), delle somme dovute a titolo di imposte, sanzioni ed interessi finalizzate ad aderire alla mini-voluntary dei lavoratori all’estero, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 43/E del 6 giugno 2018, ha istituito il codice tributo ‘8080’. Per regolarizzare la propria posizione gli interessati hanno tempo fino al prossimo 31 luglio per trasmettere l’istanza. Gli autori delle violazioni, in prevalenza ex frontalieri ed ex iscritti all’Aire, possono provvedere al versamento spontaneo di quanto dovuto o della prima di tre rate mensili entro il 30 settembre 2018.
(Vedi risoluzione n. 43 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef ai sensi dell’art. 24-bis del Tuir
Venerdì, 15 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 44/E dell’11 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’, dell’imposta sostitutiva dell’Irpef ai sensi dell’articolo 24-bis del Tuir. Il nuovo codice tributo è ‘NRPP’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef – Nuovi Residenti – art. 24-bis, comma 2, del Tuir’.
(Vedi risoluzione n. 44 del 2018)

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – Problematiche applicative in presenza di operazioni straordinarie
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la circolare n. 10/E del 16 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo nei casi in cui i soggetti beneficiari siano interessati da operazioni di riorganizzazione aziendale, quali fusioni, scissioni e conferimenti di azienda o rami aziendali che possono essere intervenute anche nel corso del triennio rilevante per il calcolo del parametro storico di riferimento. Il documento di prassi amministrativa, in particolare, affronta le questioni concernenti i riflessi delle diverse operazioni straordinarie sulla disciplina del credito d’imposta indicando le soluzioni applicative utili per gli uffici. L’agevolazione in questione consiste in un credito d’imposta riconosciuto a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di Ricerca e Sviluppo. Si ha diritto al bonus per gli investimenti effettuati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020. Il credito è commisurato, per ciascuno dei periodi di imposta agevolati, al 50% dell’eccedenza degli investimenti effettuati rispetto alla media degli investimenti realizzati nel periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due precedenti. Sono agevolabili i costi per il personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo, le quote di ammortamento dei costi di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, le spese per i contratti di ricerca c.d. extra-muros, stipulati con Università, enti di ricerca, imprese e start-up innovative. Il credito d’imposta è riconosciuto a condizione che nel periodo d’imposta in cui si intende beneficiare dell’agevolazione siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo rientranti tra quelle ammissibili di importo almeno pari a 30.000 euro. L’importo massimo annuale dell’agevolazione spettante a ciascun beneficiario è pari a 20 milioni di euro. Come detto il credito di imposta per Ricerca & Sviluppo è riconosciuto per gli investimenti posti in essere dal 2015 al 2020. I contribuenti non devono preoccuparsi per il pregresso, cioè per gli esercizi 2015, 2016 e 2017 quando le incertezze normative in merito alle operazioni straordinarie potrebbero aver causato errori. Non sono poche, infatti, le imprese che sulla base di criteri interpretativi difformi da quelli ora evidenziati hanno goduto di un beneficio fiscale maggiore rispetto a quello realmente spettante. In tal caso, dice l’Agenzia, l’impresa non rischia sanzioni per utilizzo indebito del credito a patto che proceda al riversamento di quanto utilizzato. Nel caso in cui, invece, il credito effettivamente spettante sia maggiore rispetto all’importo in precedenza determinato, con la presentazione di una dichiarazione integrativa, l’impresa potrà utilizzarlo in compensazione. Il meccanismo di calcolo dell’agevolazione, basato sul metodo incrementale, presenta problematiche applicative nei casi in cui le imprese beneficiarie siano interessate da operazioni straordinarie come trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimenti. Il documento di prassi amministrativa, con esempi pratici, fornisce le istruzioni dell’agevolazione e questo per ciascuna delle tipologie di operazioni straordinarie. Non va però dimenticato che la disciplina agevolativa in argomento è del tutto autonoma rispetto all’ordinaria determinazione del reddito d’impresa. Ciò significa che anche coloro che determinano il reddito su base catastale (agricoli) o forfetaria devono imputare i costi per singoli periodi agevolati, a prescindere dai diversi criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio. Inoltre, nel corso dell’intero periodo di fruibilità del bonus possono esserci periodi di diversa durata rispetto ai 12 mesi dovendo a tal fine operare un ragguaglio. Ai fini della determinazione del bonus va poi tenuto conto dei singoli periodi di imposta e della presenza di parametri come l’ammontare minimo di investimenti, l’importo massimo riconosciuto del credito e le stime per l’impatto della misura sul gettito erariale determinato su periodi di durata standard. Come anticipato la circolare fornisce le istruzioni sul bonus in presenza di trasformazioni, fusioni, scissioni e conferimento di azienda o di ramo aziendale. Nel caso di trasformazioni problemi possono emergere in presenza di periodi fiscali di durata non standard. L’Agenzia ricorda che la somma dei crediti maturati dal soggetto in trasformazione nei periodi ante e post deve essere pari all’ammontare del credito che sarebbe maturato nel caso in cui non ci fosse stata l’operazione. La conseguenza è che il diritto al credito di imposta per i periodi pre e post trasformazione si perfeziona alla chiusura del primo periodo di imposta successivo all’operazione. Per quanto concerne le fusioni il documento di prassi amministrativa distingue le operazioni effettuate nel corso di uno degli anni interessati dalla media storica (2012-2014) e quelle realizzate durante il periodo di vigenza dell’agevolazione. In relazione alla media, vi è un regime di continuità e il soggetto risultante dalla fusione deve considerare i dati dell’incorporata/fusa. Per le fusioni in uno dei periodi agevolati sono previsti criteri diversi a seconda che l’operazione abbia o meno effetti retroattivi. Va tenuto conto, comunque, della media dei soggetti coinvolti. Per la scissione vale quanto espresso in merito alla fusione. In caso di conferimento di azienda o di ramo aziendale posto in essere all’interno di un gruppo societario, ai fini dell’attribuzione dei costi e della media storica di riferimento, si applicano le medesime soluzioni evidenziate per le operazioni di scissione.
(Vedi circolare n. 10 del 2018)

Istituzione della causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale Sicurezza, Investigazioni e Tutela
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 41/E del 1°giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito la causale contributo ‘ESIT’ denominata ‘Ente Nazionale Bilaterale Sicurezza, Investigazioni e Tutela ‘ENBISIT’ per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dello stesso Istituto.
(Vedi risoluzione n. 41 del 2018)

Remissione in bonis – utilizzo dei codici tributo 8114 e 8115 nel modello di pagamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’
Venerdì, 8 Giugno , 2018
Con la risoluzione n. 42/E del 1°giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate rende noto che, a decorrere dall’11 giugno 2018, i codici tributo 8114 e 8115 possono essere utilizzati esclusivamente nel modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE). Parliamo dei codici tributo istituiti con la risoluzione n. 46/E/2012 per la remissione in bonis.
(Vedi risoluzione n. 42 del 2018)

Riorganizzazione societaria e accesso al regime della tassazione di gruppo – Valutazione anti abuso
Venerdì, 25 Maggio , 2018
Con la risoluzione n. 40/E del 17 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce importanti chiarimenti in merito a una complessa operazione di ristrutturazione aziendale, concepita anche nell’ottica del passaggio generazionale. La riorganizzazione prevedeva la costituzione di una holding Alfa srl destinata a svolgere il ruolo di capogruppo, alla quale è stato conferito, entro il 31 dicembre 2017 l’intero capitale di Beta Spa, mediante un’operazione di conferimento. Parimenti coinvolte, oltre alla già citata Beta, attiva nel settore ambientale, anche Gamma srl, operante nel settore dell’editoria e Delta srl, società calcistica e unica del gruppo ad avere esercizio non coincidente con l’anno solare. Le partecipazioni in tutte e quattro le società erano detenute da persone fisiche, componenti la famiglia. La riorganizzazione prevedeva, come anticipato, il conferimento nella capogruppo Alfa delle quote di Beta e il successivo acquisto da parte di Alfa delle azioni di Gamma e Delta. Dopodiché il gruppo avrebbe optato per il consolidato fiscale. Il documento di prassi amministrativa chiarisce che le operazioni poste in essere per soddisfare le condizioni che consentono l’opzione per la tassazione consolidata non sono elusive. Il comportamento posto in essere dalla società teso a beneficiare, tra l’altro, della compensazione intersoggettiva dei redditi e delle perdite, riducendo il carico fiscale complessivamente dovuto non genera ‘alcun indebito risparmio di imposta’. La risoluzione conferma, inoltre, la possibilità di consolidare i risultati di Delta srl con quelli della holding sin dall’esercizio 2017 cioè già a partire dal periodo d’imposta di sua costituzione. A patto, ovviamente, che la data di chiusura dell’esercizio coincida con quella (anticipata) della consolidata. Per quanto riguarda l’abuso, come detto, la risoluzione afferma la non elusività dell’operazione. Le operazioni propedeutiche all’ottenimento di agevolazioni che possono produrre vantaggi per il contribuente non sono da considerare in linea generale elusive. L’assenza di un vantaggio fiscale indebito di per sé basta ad escludere che la riorganizzazione possa essere inquadrata come una forma di abuso del diritto. Nella fattispecie non si ravvisa alcuna violazione delle norme o dei principi generali dell’ordinamento.
(Vedi risoluzione n. 40 del 2018)

Cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di efficienza energetica
Venerdì, 25 Maggio , 2018
Con la circolare n. 11/E del 18 maggio 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo della cessione del credito d’imposta per gli interventi di efficienza energetica anche alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018. Tale credito può essere ceduto da tutti i soggetti teoricamente beneficiari della detrazione, anche se non tenuti al versamento dell’imposta. La possibilità di cedere la detrazione, pertanto, interessa coloro che sostengono le spese in questione compreso chi non potrebbe fruire della corrispondente detrazione in quanto l’imposta lorda è assorbita dalle altre detrazioni o non è dovuta. La disposizione riguarda, inoltre, i soggetti Ires e i cessionari del credito che, a loro volta, possono cedere il credito ottenuto. I soggetti a favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito sono: i fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili; gli altri soggetti privati, compresi i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata; le banche e gli intermediari finanziari nelle sole ipotesi di cessione del credito effettuate dai soggetti che ricadono nella no tax area. La Ragioneria Generale ha chiarito che la cessione del credito deve intendersi limitata ad una sola eventuale cessione successiva a quella originaria. Inoltre, per altri soggetti privati, deve intendersi i soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. La normativa non individua gli istituti di credito e gli intermediari finanziari esclusi dal novero dei cessionari. A titolo di esempio risultano esclusi i Confidi con volumi di attività pari o superiori ai 150milioni di euro, le società fiduciarie, i servicer delle operazioni di cartolarizzazione e le società di cartolarizzazione. Il credito risulta cedibile nei confronti degli organismi associativi, compresi i consorzi e le società consortili, nei confronti delle Energy Service Companies (ESCO) e le società di servizi energetici (SSE) accreditate presso il GSE. Sono fatte salve le cessioni dei crediti avvenute prima del 18 maggio 2018 cioè quelle antecedenti alla pubblicazione della presente circolare.
(Vedi circolare n. 11 del 2018)


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