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Trattamento Iva delle prestazioni rese dalle banche depositarie in seguito all’emanazione del Dlgs 18 aprile 2016 n. 71
Venerdì, 13 Aprile , 2018
Con la risoluzione n. 26/E del 6 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate interviene sul trattamento Iva delle prestazioni rese dalle banche depositarie di Oicr nei confronti delle Sgr. Dopo le modifiche normative introdotte dal Dlgs 71/2016, l’incidenza delle attività soggette a imposta non può più essere calcolata nella misura del 28,3% del corrispettivo pattuito così come stabilito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 97/E del 17 dicembre 2013. Il decreto legislativo citato, di recepimento della direttiva 2014/91/Ce, ha modificato il Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, eliminando la possibilità per le Sgr di ‘affidare’ alla banca depositaria il calcolo del valore della quota delle parti degli Oicr e lasciando quale unica opzione la possibilità di delegare tale attività alla banca depositaria secondo il regime dell’esternalizzazione, a condizione, tuttavia, che si provveda a separare, sotto il profilo gerarchico e funzionale, l’espletamento delle funzioni di depositario dagli altri compiti potenzialmente confliggenti. La Banca d’Italia, successivamente, ha adeguato il testo del regolamento sulla gestione collettiva del risparmio alle nuove disposizioni, introducendo nel compenso spettante alla Sgr una nuova componente rappresentata dal ‘costo per il calcolo del valore della quota, che dovrà essere avvalorata sia nel caso di svolgimento diretto da parte della Sgr di tale attività, sia nel caso in cui sia esternalizzata a terzi’. In questo modo è venuta meno la possibilità per le Sgr di delegare al depositario il calcolo del valore delle parti degli Oicr in base al modello dell’affidamento. Tale attività può essere ora svolta dalla banca depositaria per conto del gestore esclusivamente secondo il ‘regime di esternalizzazione’. Dal radicale mutamento del quadro normativa consegue che il modello teorico elaborato nel 2013 non può più essere utilizzato per la corretta determinazione del regime Iva applicabile ai corrispettivi delle prestazioni rese dalle banche depositarie di Oicr nei confronti delle Sgr. Inoltre, la percentuale di imponibilità del 28,3% non è più adeguata a quantificare le attività imponibili Iva rispetto al totale delle attività prestate indistintamente dalle banche depositarie, essendo il risultato di un’analisi che includeva nella forfetizzazione anche il calcolo del valore delle parti degli Oicr, secondo il modello dell’affidamento, oggi non più consentito.
(Vedi risoluzione n. 26 del 2018)

Iper ammortamento – Ulteriori chiarimenti sui termini per l’acquisizione delle perizia giurata da parte dell’impresa
Venerdì, 13 Aprile , 2018
L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 27/E del 9 aprile 2018 all’iper ammortamento per gli investimenti strumentali finalizzati alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’. Per beneficiare della maggiorazione al 150% e del 40% i beni materiali e immateriali devono rispettare il requisito della interconnessione. Interconnessione che deve risultare dalla dichiarazione del legale rappresentante, dalla perizia tecnica giurata o dall’attestato di conformità. L’impresa deve acquisire tali documenti entro il periodo di imposta in cui il bene entra in funzione ovvero, se successivo, entro il periodo di imposta in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Non è previsto un termine entro il quale devono essere acquisiti i documenti attestanti la sussistenza dei requisiti necessari per l’agevolazione. Nell’ipotesi in cui l’acquisizione dei documenti avvenga in un periodo di imposta successivo a quello di interconnessione, la fruizione dell’agevolazione deve iniziare dal periodo di imposta in cui i documenti vengono acquisiti. Pertanto, l’assolvimento dell’onere documentale nel periodo d’imposta successivo all’interconnessione non ostacola la spettanza dell’agevolazione, ma produce uno slittamento del momento dal quale si inizia a fruire del beneficio.
(Vedi risoluzione n. 27 del 2018)

Chiarimenti in merito al regime fiscale delle società di capitali che hanno optato per la tassazione catastale
Venerdì, 13 Aprile , 2018
Con la risoluzione n. 28/E dell’11 aprile 2018 l’Agenzia delle entrate risponde ai quesiti formulati da una società agricola (una Srl) che ha chiesto chiarimenti in merito al regime fiscale delle società di capitali che hanno optato per il regime c.d. ‘catastale’. Il primo dei quesiti ai quali l’ufficio risponde è quello che appare di maggiore interesse. La società istante, una Srl, ha tutti i requisiti per applicare le disposizioni contenute nella legge 296/2006 che consentono alle società agricole di adottare ai fini delle imposte sui redditi il sistema di tassazione catastale. La società fa presente di non aver esercitato nella prima dichiarazione Iva annuale, l’opzione prevista per il predetto regime. L’Amministrazione finanziaria chiarisce che le società agricole in possesso dei requisiti per la determinazione del reddito su base catastale, possono applicare il principio del comportamento concludente in caso di assenza di manifestazione di opzione. Dunque, l’ufficio salvaguardia il principio recato dall’articolo 1 del Dpr 442/1997 ferma restando la sanzionabilità (in via residuale) della circostanza afferente la mancata espressione dell’opzione. Sempre le società agricole possono far parte di un consolidato e, nella determinazione del reddito, procedere alla rateizzazione delle plusvalenze conseguite per la cessione degli immobili.
(Vedi risoluzione n. 28 del 2018)

Premi di risultato e welfare aziendale – le novità della legge di Bilancio 2018
Venerdì, 6 Aprile , 2018
L’Agenzia delle Entrate dedica la circolare n. 5/E del 29 marzo 2018 alla detassazione dei premi di risultato e al nuovo regime fiscale d’incentivo al welfare aziendale. I chiarimenti concernono la detassazione, prevista dalla legge di Stabilità 2016, sui premi di risultato collegati ad incrementi di produttività. La misura è stata oggetto di modifica ad opera della legge di Bilancio 2017 e, successivamente, dal dl 50/2017, convertito con modificazioni nella legge n. 96/2017. Anche la legge di Bilancio 2018 si è espressa a riguardo. I lavoratori dipendenti del settore privato possono beneficiare dell’imposta sostitutiva per i premi di risultato, a condizione che nell’anno precedente a quello di percezione del premio abbiano maturato reddito da lavoro dipendente non superiore a 80mila euro. Il nuovo limite (prima era di 50mila euro annui) si applica a partire dai premi di risultato erogati nel 2017, anche se maturati in precedenza. La legge n. 232/2016 ha innalzato, dal 2017, l’importo del premio assoggettabile a imposta sostitutiva a 3mila euro o 4mila euro in caso di premio erogato da aziende che adottano il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Per queste aziende il dl 50/2017 ha previsto, riguardo ai contratti stipulati dopo il 24 aprile 2017, in luogo dell’innalzamento del limite agevolabile (a 4mila euro), la riduzione dell’onere contributivo su una parte del premio. Al datore di lavoro è concesso di ridurre il proprio carico contributivo di 20 punti percentuali relativamente a una porzione di premio del risultato agevolabile non superiore a 800 euro, e al lavoratore di non versare su tale importo i contributi a proprio carico. Al fine di potenziare l’accesso al regime sostitutivo, dal 2017, è stata riconosciuta al lavoratore la facoltà di convertire il premio anche in benefit aziendali, ossia uso dell’auto aziendale, prestiti dal datore di lavoro, alloggi gratuiti e biglietti ferroviari. Tali benefit, erogati a richiesta del dipendente in sostituzione e nei limiti di valore del premio agevolabile, sono assoggettati a tassazione ordinaria. Accanto agli incentivi fiscali, previsti a favore dei lavoratori, la legge prevede uno sgravio contributivo a vantaggio di datori di lavoro e lavoratori. La detassazione e la decontribuzione sono riservate solo al settore privato e unicamente ai lavoratori dipendenti. Abbiamo già parlato della misura degli incentivi riservati ai titolari di reddito di lavoro dipendente. E’ bene, tuttavia, precisare che la decontribuzione si applica solo ai premi di risultato erogati in esecuzione di contratti, aziendali o territoriali, stipulati dopo l’entrata in vigore del dl 50/2017, cioè dopo il 24 aprile 2017. Il doppio incentivo, fiscale e contributivo, si applica anche ai contratti modificati o integrati dopo il 24 aprile 2017 al fine di prevedere il coinvolgimento dei lavoratori. Il primo incentivo, di tipo fiscale, prevede l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 10%, in luogo dell’Irpef ordinaria. Il secondo, di tipo contributivo, riconosce lo sgravio a favore dei datori di lavoro e dei lavoratori fino a un importo massimo di 800 euro di premio erogato. La detassazione si applica ai premi di risultato la cui corresponsione è legata a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione; alle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa; allo scambio di premi/utili con benefit aziendali. La decontribuzione si applica solo a premi e utili. Il premio di risultato può essere differente perché tiene conto delle performance individuali. La condizione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva è il conseguimento da parte dell’azienda di un risultato incrementale. Dal 2017 non concorrono a formare il reddito d lavoro dipendente i contributi e/o i premi versati dal datore di lavoro per le polizze vita volte ad assicurare le terapie di lungo corso e le malattie gravi. La legge di Bilancio 2018 ha previsto la non imponibilità del valore degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale forniti, anche sotto forma di anticipazione o rimborso parziale o integrale, al lavoratore o ai suoi familiari fiscalmente a carico. L’erogazione del premio di risultato deve avvenire solo dopo la verifica del risultato conseguito dall’azienda. Il datore di lavoro che accerti ex post che il premio erogato è conforme ai presupposti di legge, può applicare l’imposta sostitutiva conguagliando le maggiori trattenute operate, o con la prima retribuzione utile o entro la data di effettuazione delle operazioni di conguaglio. Se, per circostanze oggettive, tale verifica non possa essere eseguita prima delle operazioni di conguaglio, l’azienda, per consentire al dipendente di usufruire dell’agevolazione in sede di dichiarazione dei redditi, emetterà una nuova Certificazione unica, che andrà ritrasmessa alle Entrate. In tal caso, per il tardivo invio della nuova Cu non si applicheranno le sanzioni. Inoltre, la circolare precisa che il regime fiscale agevolato può trovare applicazione anche all’acconto di premio di risultato a patto che sia riscontrabile al momento della relativa erogazione un incremento in linea con l’obiettivo individuato dal contratto. Se al termine del ‘periodo congruo’ non si registra nessun incremento, il datore di lavoro che abbia già versato acconti di premio dovrà emettere una nuova Cu e recuperare le minori imposte versate in applicazione dell’imposta sostitutiva o indicare al dipendente di provvedervi in sede di dichiarazione.
(Vedi circolare n. 5 del 2018)

Attribuzione del codice M403, nell’Archivio Comuni e Stati Esteri, per il nuovo Comune di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, istituito a seguito della fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e Rossano
Venerdì, 6 Aprile , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 25/E del 30 marzo 2018, ha attribuito il codice amministrativo nazionale M403 al nuovo Comune di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, istituito a seguito della fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e Rossano. Il codice M403 è efficace dal 31 marzo 2018. Viene quindi aggiornato l’Archivio Comuni e Stati Esteri.
(Vedi risoluzione n. 25 del 2018)

Versamento tramite modello F24 delle somme dovute a titolo di imposte e interessi concernenti i PIR
Venerdì, 23 Marzo , 2018
Dopo le richieste di chiarimenti formulate dalle associazioni di categoria degli intermediari, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 23/E del 15 marzo 2018, precisa che i versamenti delle somme dovute a titolo di imposte e interessi concernenti i piani di risparmio a lungo termine (PIR) possono essere effettuati anche cumulativamente, senza la necessità di indicarne il codice fiscale nel modello F24. Il chiarimento arriva dopo la risoluzione n. 21/E/2018 con cui è stato istituito il codice tributo ‘1070’ e sono state fornite le istruzioni per consentire agli intermediari finanziari, bancari e assicurativi di effettuare il versamento delle somme dovute a titolo di imposte e interessi, a seguito della decadenza dal beneficio fiscale previsto per i redditi di capitale e diversi derivanti dagli investimenti nei PIR.
(Vedi risoluzione n. 23 del 2018)

Utilizzo dei codici tributo 7497, 7498 e 7499 nel modello di versamento ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE)
Venerdì, 16 Marzo , 2018
Con la risoluzione n. 20/E del 9 marzo 2018 l’Agenzia delle Entrate rende noto che dal prossimo 19 marzo non sarà più possibile avvalersi dei codici tributo ‘7497’, ‘7498’ e ‘7499’ tramite il modello F24. Parliamo dei codici tributo istituiti con la risoluzione 3/E/2016 da adoperare per il versamento degli importi richiesti in caso di crediti Iva indebitamente utilizzati in compensazione. La ‘manovrina’ di primavera modificando il comma 422, articolo 1, della legge 311/2004 ha stabilito che per il pagamento delle somme richieste con gli atti di recupero non ci si possa avvalere della compensazione. Di conseguenza i predetti codici tributo potranno essere utilizzati esclusivamente nel modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 Elide).
(Vedi risoluzione n. 20 del 2018)

Detrazione per lavori antisismici eseguiti su immobili destinati alla locazione
Venerdì, 16 Marzo , 2018
L’agevolazione ‘sisma bonus’ può essere riconosciuta anche per gli interventi riguardanti gli immobili posseduti da società non utilizzati direttamente ma destinati alla locazione. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 22/E del 12 marzo 2018. Il documento di prassi amministrativa riguarda la possibilità per i soggetti Ires di fruire delle agevolazioni per interventi antisismici realizzati su immobili non utilizzati a fini produttivi da parte della società ma destinati alla locazione. La legge n. 232/2016 ha esteso i benefici anche agli immobili ubicati in zona sismica 3 e ha incluso fra gli edifici agevolabili anche gli immobili residenziali diversi dall’abitazione principale. In passato l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le unità immobiliari oggetto degli interventi agevolabili sono quelle localizzate in zone sismiche ad alta pericolosità. Sono agevolabili, inoltre, le costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive ed oggi quelle residenziali diverse dall’abitazione principale. La circolare precisa che possono fruire della detrazione anche i soggetti passivi Ires che sostengono le spese per gli interventi agevolabili anche quando l’immobile non è utilizzato direttamente ma viene destinato alla locazione.
(Vedi risoluzione n. 22 del 2018)

Assistenza fiscale prestata da Caf/professionisti e sostituti d’imposta – Dichiarazione presentata direttamente – Flusso 730-4 – Conguagli
Venerdì, 16 Marzo , 2018
Con la circolare n. 4/E del 12 marzo 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla gestione dei flussi telematici dei risultati contabili delle dichiarazioni (modello 730) trasmesse all’Agenzia delle Entrate dai soggetti che prestano assistenza fiscale e delle dichiarazioni presentate direttamente dai contribuenti in via telematica. La gestione dei flussi informativi si avvale dei servizi dei Caf, dei professionisti abilitati e dei sostituti di imposta. Negli ultimi anni la fase finale dell’assistenza fiscale del modello 730 è stata caratterizzata da rilevanti implementazioni con l’introduzione della dichiarazione 730 senza sostituto, della dichiarazione precompilata diretta, dei controlli preventivi sui rimborsi da 730. Inoltre, grazie a un costante consolidamento tecnico sono state adottate soluzione che consentono la completa informatizzazione del flusso telematico. Per agevolare il lavoro di intermediari, Caf e sostituti d’imposta la circolare contiene un cronoprogramma per la gestione del flusso telematico del 730 che detta le scadenze temporali su base annua per sostituti d’imposta e le tipologie di adempimento da effettuare. Questi ultimi, a seguito della ricezione dei risultati contabili da parte dell’Agenzia delle Entrate, effettuano i conguagli sulle retribuzioni. A tal fine i sostituti hanno l’obbligo di ricevere in via telematica i dati contenuti nei modello 730-4 dei propri dipendenti tramite i servizi telematici delle Entrate. Di conseguenza devono comunicare all’Agenzia la sede telematica dove ricevere i predetti risultati telematici. Al fine di consentire ai sostituti d’imposta di trasmettere correttamente i menzionati dati sono stati predisposti: il quadro CT, da utilizzare esclusivamente in caso di comunicazione effettuata per la prima volta; il modello CSO che invece va utilizzato per effettuare le variazioni dei dati precedentemente comunicati. La circolare indica anche le procedure con cui gestire il flusso telematico dei 730 sottoposti a controlli preventivi. Le procedure relative ai modelli 730 precompilati presentati con modifiche, ai 730 con rimborso superiore a 4mila euro, e ai 730 dai quali emergono elementi di incoerenza sono diverse a seconda che il modello sia stato presentato direttamente dal contribuente oppure tramite un Caf o un intermediario abilitato. Vi è anche l’ipotesi in cui venga indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Nel caso del 730 precompilato presentato direttamente via web, l’Agenzia informa il contribuente del controllo preventivo mediante avviso nell’area autenticata e un messaggio di posta elettronica. Se invece il contribuente ha predisposto il 730 tramite un Caf o un professionista abilitato, nel caso di controllo preventivo, l’Agenzia non renderà disponibile il risultato contabile per l’effettuazione del conguaglio, informando di ciò chi ha prestato l’assistenza fiscale. Se, infine, il controllo preventivo riguarda un 730 con l’Inps come sostituto quest’ultimo non effettuerà il rimborso comunicandolo al Caf o al professionista per la successiva informazione al contribuente. Scopo della circolare è fornire un quadro attuale dei chiarimenti forniti in materia in relazione all’applicazione delle norme relative ai suddetti flussi telematici.
(Vedi circolare n. 4 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di imposte e interessi concernenti i Pir
Venerdì, 16 Marzo , 2018
Con la risoluzione n. 21/E del 9 marzo 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘1070’ denominato ‘P.I.R. – Somme dovute a titolo di imposte ed interessi a seguito della decadenza dal beneficio fiscale – articolo 1, comma 106, della legge n. 232/2016’. Questo nuovo codice tributo serve all’intermediario per effettuare il versamento, mediante il modello F24, delle somme dovute a titolo di imposte ed interessi a seguito della decadenza dal beneficio fiscale di cui al comma 106 della legge 232/2016 che prevede l’obbligo di detenere gli strumenti finanziari oggetto dell’investimento per almeno cinque anni. In caso di cessione anticipata, i redditi percepiti durante il periodo di investimento e i redditi realizzati attraverso la cessione sono soggetti a imposizione secondo le regole ordinarie (recapture), unitamente agli interessi, senza applicazione di sanzioni. Il versamento deve essere effettuato dall’intermediario presso il quale il piano è stato aperto.
(Vedi risoluzione n. 21 del 2018)

Applicazione delle disposizioni concernenti i Pir (Piani di risparmio a lungo termine)
Venerdì, 9 Marzo , 2018
La legge di Bilancio 2017 ha introdotto la disciplina agevolativa Pir (Piani di risparmio a lungo termine) che prevede un regime di non imponibilità dei redditi di capitale e diversi di natura finanziaria derivanti da investimenti, operanti tramite piani individuali di risparmio a lungo termine che rispettino le caratteristiche previste dalle norme, nonché un regime di non imponibilità ai fini delle imposte di successione. L’obiettivo della norma è indirizzare il risparmio delle famiglie verso gli strumenti finanziari delle imprese industriali e commerciali italiane ed europee. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018, affronta le problematiche emerse nel corso del primo anno di applicazione della disciplina fornendo i relativi chiarimenti. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali cioè del regime di detassazione sui redditi generati è necessario il rispetto di specifici vincoli di composizione, limiti di concentrazione e divieti. Possono beneficiare delle agevolazioni fiscali le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che conseguono redditi di natura finanziaria al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. Ogni contribuente non può essere titolare di più Pir e il limite massimo dell’importo investito non può superare il tetto annuo di 30mila euro e il limite complessivo di 150mila euro. Le regole che disciplinano i Pir prevedono in primis il vincolo di permanenza dell’investimento per almeno 5 anni (holding period). In caso di dismissioni anticipate il reddito prodotto dal Piano viene tassato secondo le regole ordinarie. Le imposte dovute unitamente agli interessi devono essere versate dall’intermediario presso il quale il Piano è stato aperto entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione, mediante F24. Solo trascorsi i 5 anni di durata dell’investimento (holding period) si consolida il regime di non imponibilità, relativamente ai redditi che si sono prodotti medio tempore. In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento nel Pir prima dei cinque anni, sarà possibile permanere nel Pir e beneficiare delle agevolazioni fiscali con il reinvestimento entro 90 giorni in altri strumenti finanziari. La conseguenza è che i redditi derivanti dall’investimento ceduto, medio tempore conseguiti, non sono soggetti a recapture (ripresa a tassazione) e i redditi percepiti al momento della cessione non sono soggetti a imposizione. Inoltre, per la verifica del rispetto del limite annuale di 30mila euro e di quello complessivo di 150mila euro, il reinvestimento del corrispettivo conseguito con la cessione non deve essere considerato come un nuovo investimento. Se il titolare del Pir trasferisce all’estero la propria residenza fiscale, la defiscalizzazione di redditi finanziari generati dal Pir fino a quel momento può essere mantenuta, anche con riferimento a quei titoli che non hanno ancora maturato il quinquennio di detenzione. Per non decadere dall’agevolazione, tuttavia, il soggetto fiscalmente espatriato deve continuare a mantenere la titolarità degli strumenti finanziari senza cambiare intestazione fino a raggiungere i cinque anni. Il calcolo dell’holding period si interrompe invece laddove i titoli siano rimborsati o ceduti. La morte del titolare del Pir comporta la chiusura del Piano. In tal caso non si applica la recapture sui profitti esentati fino alla scomparsa del risparmiatore.
(Vedi circolare n. 3 del 2018)

Eventi sismici 2016 sul Centro Italia – Sospensione delle ritenute e ripresa della riscossione
Venerdì, 9 Marzo , 2018
La legge 15 dicembre 2016 n. 229 ha previsto che i sostituti d’imposta non devono operare le ritenute alla fonte a decorrere dal 1°gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2017. La legge di Bilancio 2018 ha disposto che la ripresa della riscossione delle ritenute non operate avviene entro il 31 maggio 2018. Il versamento può essere effettuato senza applicazione di sanzioni e interessi mediante rateizzazione fino a un massimo di 24 rate mensili di pari importo, a decorrere dal 31 maggio 2018. I soggetti interessati dalla sospensione delle ritenute sono i percettori dei redditi assoggettati a ritenuta alla fonte (lavoratori percettori di reddito di lavoro dipendente privato o pubblico, di pensioni, e di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente). I sostituti d’imposta, che a richiesta degli interessati residenti nei comuni colpiti dal sisma del 2016 non hanno operato le ritenute, devono operare il conguaglio di fine anno e indicare nella Certificazione unica l’ammontare delle ritenute operate e quello delle ritenute sospese per consentire ai contribuenti che hanno fruito delle previste agevolazioni di effettuare i versamenti dovuti. Si chiarisce che il diritto alla rateazione sussiste anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro. E’ quanto si legge nella risoluzione n. 19/E del 6 marzo 2018 dell’Agenzia delle Entrate.
(Vedi risoluzione n. 19 del 2018)

Articolo 15 del Dpr n. 601/1973 – ambito soggettivo di applicazione dell’imposta sostitutiva
Venerdì, 23 Febbraio , 2018
Con la risoluzione n. 17/E del 16 febbraio 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde a un interpello formulato da un notaio in merito alla cessione di un credito derivante da un finanziamento a medio termine, garantito da ipoteca, concesso da una banca a favore di una società. Per tale operazione l’articolo 15 del Dpr 601/1973 prevede l’applicazione del regime sostitutivo; il notaio istante chiede di conoscere se sia sufficiente che il cedente rivesta la qualifica di azienda o istituto di credito, oppure se sia necessario che entrambe le parti del contratto rivestano detta qualifica. L’Amministrazione finanziaria chiarisce che anche l’atto di cessione del credito derivante da un finanziamento soggetto ad imposta sostitutiva, e di trasferimento della relativa garanzia ipotecaria, da una banca a favore di una società, può beneficiare dell’effetto sostitutivo previsto dall’articolo 15.
(Vedi risoluzione n. 17 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento dell’Iva di cui all’art. 1, commi da 937 a 941, della legge n. 205/2017. Attivazione del codice identificativo ‘64’
Venerdì, 23 Febbraio , 2018
Con la risoluzione n. 18/E del 20 febbraio 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6044’ per il versamento, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ (F24 ELIDE) dell’imposta sul valore aggiunto di cui all’articolo 1, commi da 937 a 941, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di Bilancio 2018) in materia di depositi fiscali. L’Amministrazione finanziaria recepisce le disposizioni antifrode che impongono il pagamento dell’Iva con F24 per i carburanti estratti da un deposito fiscale, procedendo singolarmente e senza possibilità di compensazione. La regola prevede che l’Iva venga corrisposta in estrazione dal deposito qualunque sia la provenienza del prodotto introdotto. Il codice tributo ‘6044’ va indicato nel modello insieme al codice fiscale del gestore del deposito e al relativo codice accisa. Il gestore del deposito, acquisita la ricevuta in originale del versamento, potrà successivamente verificare la correttezza. Il suddetto codice tributo è esposto in corrispondenza delle somme indicate nella colonna ‘importi a debito versati’, indicando nel campo ‘Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare’, il codice fiscale del gestore del deposito fiscale ovvero del deposito del destinatario registrato unitamente al codice identificativo ‘64’, da indicare nel campo ‘codice identificativo’ del modello di pagamento.
(Vedi risoluzione n. 18 del 2018)

Istituzione del codice tributo per il versamento delle somme previste dall’art. 1, comma 1048, della legge 205/2017
Venerdì, 16 Febbraio , 2018
Con la risoluzione n. 14/E del 9 febbraio 2018 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite il modello F24 Accise, delle somme previste dall’articolo 1, comma 1048 della legge di Bilancio 2018. Il nuovo codice tributo ‘5466’ è denominato ‘Versamento delle somme per la proroga delle concessioni e della titolarità dei punti di raccolta regolarizzati – Art. 1, comma 1048, della legge 27 dicembre 2017 n. 205’.
(Vedi risoluzione n. 14 del 2018)

Biglietto dinamico per la vendita dei biglietti nel settore dello spettacolo. Imponibilità ai fini Iva. Criteri per la determinazione del prezzo di vendita al quale commisurare i biglietti gratuiti
Venerdì, 16 Febbraio , 2018
L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 15/E del 15 febbraio 2018 alle problematiche fiscali relative all’introduzione del principio del prezzo dinamico (dynamic ticket pricing) per la vendita di biglietti nel settore degli spettacoli. Questa metodologia prevede che il prezzo del biglietto possa continuamente variare in base ad algoritmi di calcolo che tengono conto di varianti predeterminate. Secondo l’istante tale modalità di vendita necessita di approfondimenti con riferimento alla disciplina impositiva dei biglietti omaggio. Chiede, di conseguenza, chiarimenti sulla corretta individuazione del prezzo di vendita al quale commisurare i biglietti gratuiti. Il Dpr 633 all’articolo 3, comma 5, esclude dall’imposizione ai fini Iva le prestazioni spettacolistiche gratuite solo quando rese ai possessori di titoli di accesso rilasciati gratuitamente dagli organizzatori di spettacoli nel limite del 5% dei posti del settore. I biglietti omaggio che eccedono tale limite sono imponibili ai fini Iva. Nel caso prospettato ovvero di prezzi dinamici è corretto fare riferimento al prezzo intero massimo praticato durante il periodo di vendita per la categoria di posti cui i biglietti omaggio danno diritto ad accedere.
(Vedi risoluzione n. 15 del 2018)

Reddito di lavoro dipendente – Indennizzo risarcitorio erogato in esecuzione della stipula di contratti di prossimità
Venerdì, 16 Febbraio , 2018
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 16/E del 15 febbraio 2018, fornisce chiarimenti in merito alla corretta modalità di tassazione degli emolumenti corrisposti ai lavoratori dipendenti in esecuzione di contratti collettivi di prossimità. Nel quesito sottoposto si chiedeva se le indennità erogate a titolo di indennizzo, in esecuzione dei citati contratti finalizzati alla gestione delle crisi aziendali, concorrano o meno alla formazione del reddito. Considerato che i contratti cosiddetti di prossimità possono derogare alle disposizioni di legge o ai contratti collettivi soltanto nell’ambito delle materie tassativamente elencate nel comma 2 del dl 13 agosto 2011 n. 138, e rilevato che tra queste ultime non è ricompresa la normativa fiscale, alle indennità e alle retribuzioni corrisposti in esecuzione dei medesimi contratti dovrà essere applicata l’ordinaria disciplina fiscale prevista per i redditi di lavoro dipendente dall’art. 51 del Tuir. L’Agenzia ha già chiarito che laddove l’indennizzo vada a compensare un mancato guadagno, o nel caso di lavoro dipendente la mancata percezione di redditi di lavoro, le somme corrisposte, in quanto sostitutive di reddito, vanno assoggettate a tassazione e così ricomprese nel reddito complessivo del soggetto percipiente. Solo laddove il risarcimento abbia la funzione di reintegrazione patrimoniale per una perdita sofferta, ovvero non rappresenti una ricchezza nuova, avendo la funzione di riequilibrare il valore d’un patrimonio perduto, tale somma non sarà assoggettata a tassazione. Sulla base di ciò, le indennità che abbiano la finalità di ristorare il lavoratore per la riduzione del salario, risultando sostitutive di reddito di lavoro dipendente, sono da assoggettare a tassazione ai sensi dell’art. 51, comma 1, del Tuir, con conseguente obbligo da parte del soggetto erogante di operare le ritenute.
(Vedi risoluzione n. 16 del 2018)

Permuta tra un Comune e l’Agenzia del Demanio – trattamento tributario ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale
Venerdì, 9 Febbraio , 2018
Con la risoluzione n. 12/E del 31 gennaio 2018 l’Agenzia delle Entrate si occupa del corretto trattamento fiscale applicabile, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale ad un atto di permuta che interviene tra un Comune e l’Agenzia del Demanio. Il quesito formulato attiene all’esatta interpretazione della disciplina in materia di applicazione dei tributi indiretti agli atti costitutivi o traslativi di diritti reali immobiliari. Per stabilire la corretta tassazione applicabile all’operazione permutativa in esame, l’Amministrazione finanziaria rammenta, in primis, le regole da applicare ai fini dell’imposta di registro; successivamente passa all’analisi delle imposte ipotecarie e catastali applicabili al caso specifico. Sinteticamente il documento di prassi amministrativa sostiene che la permuta di immobili pubblici, che interviene tra lo Stato e un Comune, deve essere assoggettata all’imposta di registro nella misura fissa di 200 euro che grava sull’ente locale. Le imposte ipotecarie e catastali, invece, non sono dovute per il trasferimento in favore dello Stato mentre, relativamente al trasferimento in favore del Comune, l’imposta ipotecaria va corrisposta in misura fissa (200 euro) e l’imposta catastale è dovuta nella misura dell’1%.
(Vedi risoluzione n. 12 del 2018)

Fusione per incorporazione di una società consolidante con società non inclusa nel consolidato – non applicabilità in via analogica della disciplina prevista dal d.m. 9 giugno 2004
Venerdì, 9 Febbraio , 2018
L’Agenzia delle Entrate dedica al consolidato la risoluzione n. 13/E del 2 febbraio 2018. Il documento chiarisce che non si applicano in via analogica le disposizioni che prevedono l’interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio nel caso di una fusione per incorporazione di una società consolidante in una società esterna al consolidato, allorquando il soggetto incorporante sia una Spac (special purpose acquisition company), ossia un veicolo neocostituito, oppure che, pur non essendolo formalmente, possa essere considerato come tale, in quanto non abbia una propria operatività e sia stato costituito al solo scopo di individuare una società target e incorporarla dopo l’acquisto. Il documento di prassi amministrativa esamina il caso di una Spac italiana costituita ai sensi delle norme di Borsa italiana, con l’obiettivo, terminato il percorso di quotazione, di individuare una società target con cui realizzare una operazione di integrazione per quotare le azioni di quest’ultima.
(Vedi risoluzione n. 13 del 2018)

Contributo unificato Giustizia Amministrativa – Estensione dell’utilizzo del modello di pagamento F24 Enti pubblici ai codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 123/E e 159/E del 2017
Venerdì, 2 Febbraio , 2018
Con la risoluzione n. 8/E del 25 gennaio 2018 l’Agenzia delle Entrate estende l’utilizzo del modello di pagamento F24 Enti pubblici ai codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 123/E del 12 ottobre 2017 e n. 159/E del 21 dicembre 2017. Parliamo dei codici tributo GA01 – GA02 - GA03 - Ga04 e GA05 per il versamento spontaneo del contributo unificato e i codici tributo GA0T – GA0S – GA0Z per il versamento delle somme dovute per l’omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato a seguito dell’invito al pagamento da parte degli uffici della Giustizia amministrativa.
(Vedi risoluzione n. 8 del 2018)


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