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Applicazione delle disposizioni concernenti i Pir (Piani di risparmio a lungo termine)
Venerdì, 9 Marzo , 2018
La legge di Bilancio 2017 ha introdotto la disciplina agevolativa Pir (Piani di risparmio a lungo termine) che prevede un regime di non imponibilità dei redditi di capitale e diversi di natura finanziaria derivanti da investimenti, operanti tramite piani individuali di risparmio a lungo termine che rispettino le caratteristiche previste dalle norme, nonché un regime di non imponibilità ai fini delle imposte di successione. L’obiettivo della norma è indirizzare il risparmio delle famiglie verso gli strumenti finanziari delle imprese industriali e commerciali italiane ed europee. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018, affronta le problematiche emerse nel corso del primo anno di applicazione della disciplina fornendo i relativi chiarimenti. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali cioè del regime di detassazione sui redditi generati è necessario il rispetto di specifici vincoli di composizione, limiti di concentrazione e divieti. Possono beneficiare delle agevolazioni fiscali le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che conseguono redditi di natura finanziaria al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. Ogni contribuente non può essere titolare di più Pir e il limite massimo dell’importo investito non può superare il tetto annuo di 30mila euro e il limite complessivo di 150mila euro. Le regole che disciplinano i Pir prevedono in primis il vincolo di permanenza dell’investimento per almeno 5 anni (holding period). In caso di dismissioni anticipate il reddito prodotto dal Piano viene tassato secondo le regole ordinarie. Le imposte dovute unitamente agli interessi devono essere versate dall’intermediario presso il quale il Piano è stato aperto entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessione, mediante F24. Solo trascorsi i 5 anni di durata dell’investimento (holding period) si consolida il regime di non imponibilità, relativamente ai redditi che si sono prodotti medio tempore. In caso di cessione degli strumenti finanziari oggetto di investimento nel Pir prima dei cinque anni, sarà possibile permanere nel Pir e beneficiare delle agevolazioni fiscali con il reinvestimento entro 90 giorni in altri strumenti finanziari. La conseguenza è che i redditi derivanti dall’investimento ceduto, medio tempore conseguiti, non sono soggetti a recapture (ripresa a tassazione) e i redditi percepiti al momento della cessione non sono soggetti a imposizione. Inoltre, per la verifica del rispetto del limite annuale di 30mila euro e di quello complessivo di 150mila euro, il reinvestimento del corrispettivo conseguito con la cessione non deve essere considerato come un nuovo investimento. Se il titolare del Pir trasferisce all’estero la propria residenza fiscale, la defiscalizzazione di redditi finanziari generati dal Pir fino a quel momento può essere mantenuta, anche con riferimento a quei titoli che non hanno ancora maturato il quinquennio di detenzione. Per non decadere dall’agevolazione, tuttavia, il soggetto fiscalmente espatriato deve continuare a mantenere la titolarità degli strumenti finanziari senza cambiare intestazione fino a raggiungere i cinque anni. Il calcolo dell’holding period si interrompe invece laddove i titoli siano rimborsati o ceduti. La morte del titolare del Pir comporta la chiusura del Piano. In tal caso non si applica la recapture sui profitti esentati fino alla scomparsa del risparmiatore.
(Vedi circolare n. 3 del 2018)


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